Disclosure day
Mentre il mondo è sull'orlo del collasso per una serie di crisi geopolitiche, in particolare nella penisola coreana, Daniel Keller è braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah. Vogliono recuperare ciò che lui ha rubato e impedirgli di diffondere le informazioni ottenute grazie alle sue straordinarie capacità informatiche. Nel frattempo, Margaret Fairchild, volto delle previsioni meteo di Kansas City ma aspirante conduttrice, viene avvicinata da un uccellino, un cardinale rosso, e inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche: prima parla russo, poi coreano, lingue che non ha mai studiato. Soprattutto, riesce a vedere nel cuore delle persone ed empatizzare con loro al punto da convincerle a non ostacolarla. I due sono destinati a incontrarsi, almeno secondo Hugo, che li sostiene insieme a un gruppo di ribelli fuoriusciti dall'agenzia di Noah.
Avvolto in fase promozionale da fitto mistero, “Disclosure Day” è una sorta di rivisitazione in chiave moderna e thriller di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Spielberg torna al cinema di fantascienza, da cui mancava dal 2018 di “Ready player one”, ma questa volta non immagina mondi virtuali, anzi sceglie un'ambientazione molto vicina al nostro presente, una sorta di versione esasperata dell'oggi. Affiancato dallo sceneggiatore David Koepp e dal fidato musicista John Williams, qui davvero in ottima forma, attacca in medias res: “Disclosure Day” si apre su Keller che assiste a un incontro di wrestling, circondato da agenti nemici. Vogliono l'artefatto alieno e i dati che ha sottratto e non solo lo minacciano con le pistole, ma hanno pure rapito la sua ragazza Jane. Keller si confronta immediatamente con Noah e mostra subito anche l'artefatto alieno di cui lascia capire i poteri. Così, in pochi minuti, il quadro è già chiaro, la posta in gioco altissima, la tensione alle stelle. I due naturalmente riusciranno a fuggire, ma saranno braccati per larghissima parte del film, anche grazie all'uso di tecnologia aliena da parte di Noah.
Il ruolo di Jane non è quello di una semplice spalla romantica, non solo ha un peso dal punto di vista del meccanismo narrativo, ma soprattutto sul fronte etico e filosofico. Ex suora che ha perso la vocazione, ritrova la sorella Maura, ancora salda nella fede in Dio e nell'uomo. Il film pone un dilemma: la rivelazione dell'esistenza di esseri provenienti da altri mondi, dotati di capacità superiori, provocherebbe un crollo delle religioni? Sorella Maura ribatte citando la Genesi: Dio ha fatto dell'uomo il signore della Terra, non dell'intero universo.
Se pur il finale diventa verboso, il regista dimostra ancora una volta il pieno controllo della messa in scena: la macchina da presa è fluida, ricca di piani sequenza e riprese impressionanti negli abitacoli delle auto. Tra le sequenze più sorprendenti spicca una fuga che culmina in uno scontro con un treno e in una sparatoria in movimento, degna di un action coreano. Il ritmo del montaggio, per tutta la parte thriller, conferma che siamo di fronte a un maestro della tensione.
