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Odissea

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Tra il bronzo, il letame e la sabbia, oltre le onde di un mare infinito, e poi nel ventre ligneo di uno stratagemma spettacolare. L'Odissea riletta da Christopher Nolan è un Cavallo di Troia. Lo spunto nello spunto, l'approccio gigantesco di un cinema che mette al centro un (non) eroe plasmato secondo le spire di un'epica umana a cui il regista, come suo solito, tende a sottrarre l'emotività (e stavolta è più facile), racchiusa però negli occhi e nelle gesta di coloro che, per vent'anni o giù di lì, ne hanno atteso il ritorno. Come Telemaco (Tom Holland, il cuore del film), figlio ed erede, come Atena (Zendaya), bilancia sapiente che, con il solo sguardo, inchioda addosso all'Ulisse di Matt Damon quelle promesse non mantenute, perseguitandolo fin dentro l'anima.

Superando ogni schema preventivo, e ricordando quanto ci voglia intelligenza nell'osservare un film, superando dogmi mentali e rigidità intellettuale, “Odissea”, scritto e diretto per il grande schermo da Christopher Nolan, non si ferma all'omaggio, né vuole ricalcare pedissequamente le orme di Omero. Dietro la traccia, puntuale e precisa nell'osservazione dell'universo narrativo più influente di tutta la storia dell'umanità, il viaggio di Ulisse porta in superficie, con coraggio scenico, produttivo, interpretativo, i tratti di una figura complessa, contraddittoria, boriosa, fraudolenta (come insegna Dante, che inserisce l'eroe acheo nel XXVI Canto dell'Inferno), arrogante e, pensate un po', narcisista. La pellicola di Nolan, in questo senso, è appunto un enorme Cavallo di Troia: il valore del racconto orale e visivo più di quello scritto, in funzione di una poetica in cui viene spezzettata e poi ricostruita l'indole famelica di un uomo dalla spiccata arguzia che, per inseguire “virtute e canoscenza”, porterà al disastro i suoi uomini, la sua famiglia, il suo trono e, nemmeno a dirlo, sé stesso.

I 173 minuti di flusso continuo (mai stancanti, anzi) e il montaggio di Jennifer Lame alternano diversi piani temporali e diversi luoghi, costruendo una complessa struttura in cui si incrocia il poema omerico: Itaca con la Penelope di Anne Hathaway e con lo spregevole Antinoo di Robert Pattinson; l'assedio di Troia, girato da Nolan con maestria e potenza; la navigazione perigliosa di Ulisse, tappa dopo tappa. Il ciclope Polifemo, i Lestrigoni, il canto delle Sirene (altra scena magistrale, tra le più belle), il gorgo di Scilla e Cariddi e soprattutto la Maga Circe (Samantha Morton, ottima intuizione di casting) che, in un dialogo chiave, mostra la verità a Ulisse. La mostra a lui e, secondo Nolan, la mostra a noi: trasformando i soldati in porci, ne svela drammaticamente la ripugnante indole (con tutto il rispetto per i porci), macchiati, per seguire le spire guerrafondaie di Agamennone, di crimini brutali inimicandosi il giudizio degli dèi.

Esaltando il valore del fallimento, molto più importante della vittoria, e mistificando volutamente l'idea di un solo uomo in cerca di vendetta totale, “Odissea” di Nolan supera la barriera storica per esaltare, con la tecnica e la sostanza, un cinema hollywoodiano inteso come evento. Se pare banale ricordare quanto non bisogna mai cercare veridicità in un'opera(zione) di narrativa e, quindi, di inventiva (stiamo ripetendo un assunto che sembra non essere compreso da molti spettatori, a questo punto non resta che dire: peggio per voi), bisogna poi riflettere su ciò che il film vuole essere, ben sopra l'apparenza (che s'incastra con le location, esaltate dalla fotografia di Hoyte van Hoytema) e sopra i dialoghi, naturalmente in lingua inglese, idioma globale com'era globale il greco antico in epoche successive alla tarda Età del Bronzo.

Come già scritto, il film, parco d'emotività, con la commozione suggerita in una manciata di momenti essenziali ed esistenziali, mette in serie l'azione e il dramma (fino al body horror), il senso di colpa e il destino, le suggestioni e i personaggi che, in un accavallamento da copertina, sfilano come in passerella (citiamo la Calipso di Charlize Theron). In questo senso, più che chiedersi se l'aderenza storica preveda una Elena/Clitennestra dalla pelle scura (tanto che Lupita Nyong'o compare in scena per nemmeno cinque minuti), bisogna domandarsi se Matt Damon sia un buon Ulisse (al netto della sua bravura, probabilmente non lo è), e su quanto un cast all-star sia a tutti gli effetti funzionale rispetto alla storia stessa, senza offuscarla (per questo tra i migliori c'è Tom Holland, che lavora un passo indietro).

E poi? Poi sì, lo diciamo, qualora ce ne fosse il bisogno. “Odissea” è effettivamente tra i migliori titoli di Christopher Nolan, almeno nella concezione spirituale di un'epopea immaginifica che (ri)chiede ai propri personaggi un atto di fede, spingendoli a rinunciare alla lotta e al controllo. In questa spirale, dove la violenza si mischia al senso di colpa, come il ghiaccio si mischia al fango, generando fantasmi in cerca di pace, il film smaschera e smitizza la rettitudine marziale per guardare in faccia l'arte - che arte non è - della guerra, illuminandola nelle sue più spregevoli declinazioni. Perciò, negli occhi turchesi di quest'Ulisse americano, che riflettono le fiamme che avvolgono la civiltà della ragione e della luce, viene racchiuso il senso stesso di “Odissea”: la consapevolezza che gli uomini non possono sostituirsi agli dèi, giusti o ingiusti che siano. Un trattato di stringente attualità, a rimarcare l'eterna bellezza di un poema da cantare e osservare, mentre si insegue il sole che fugge.

Scheda film: Odissea

  • Nazione: USA
  • Anno: 2026
  • Genere: Azione
  • Durata: 171
  • Regia: Christopher Nolan
  • Cast: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya