Roma, 16 ottobre 1943. Una donna corre sotto la pioggia e grida a tutti di fuggire. È Elena Di Porto: separata dal marito, porta i pantaloni, fuma, gioca a biliardo e fa boxe. Nel ghetto la chiamano la Matta; forse è per questo che nessuno le crede quando avverte dell’imminente rastrellamento nazista.